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È il momento di scoprire “Il Quadro di Troisi” tra synth e cantautori italiani

Il Quadro di Troisi, il raffinato progetto di Donato Dozzy ed Eva Geist, omaggia e reinterpreta la tradizione musicale. La nostra intervista

L’acclamato produttore di musica elettronica e fuoriclasse della techno, Donato Scaramuzzi (Donato Dozzy), con la voce e i testi di Andrea Noce (Eva Geist), si cimenta per la prima volta con il pop. L’omonimo album Il Quadro di Troisi, pubblicato dall’etichetta tedesca Raster, è frutto dell’alchimia sonora tra le pulsioni sintetiche di Dozzy e la poetica surreale di Geist. Abbiamo parlato con i due artisti di questo progetto retrofuturista che dona nuova linfa alla tradizione musicale disco, synth e cantautorale italiana, di Battiato e Battisti, di meditazione e massimi sistemi, ma anche del festival di Sanremo.

Arrivate da percorsi e ambienti diversi, Roma e Berlino. Come vi siete conosciuti?

Donato Dozzy: Per caso, entrambi suonavamo al Primavera festival nel 2018. Tra noi è nata subito una simpatia; abbiamo parlato di musica, scoprendo molte cose in comune.

Eva Geist: Avevo ascoltato una registrazione live di Donato al festival Terraforma. Una folgorazione. Volevo chiedergli come facesse a creare stati così ipnotici attraverso l’elettronica. A Barcellona abbiamo discusso sugli aspetti organici del suono. Ci è venuta voglia di collaborare. 

E condividere aneddoti sulla commedia italiana, da cui è nato Il Quadro di Troisi.

Donato Dozzy: Ci siamo sentiti sempre più spesso, fino a parlare dei nostri attori preferiti. Troisi è un punto di riferimento, che oggi manca. Da quando ero piccolo colleziono commedie italiane in vhs e dvd. Finalmente è arrivata l’occasione di far emergere questa mia passione.

Eva Geist: Massimo Troisi, Paolo Villaggio… Profondità attraverso la leggerezza. La grande capacità di Donato di arrivare al pubblico, assieme alle mie liriche lunari e astratte, crea energia e al tempo stesso fa esplorare i lati oscuri di ognuno.

Donato Dozzy: Come diceva Sordi, ‘Quanno se scherza bisogna esse seri’. Siamo un quadro agrodolce, che percorre stati d’animo diversi, dall’entusiasmo alla tristezza.

Che rapporto avete con i cantautori italiani?

Donato Dozzy: Li ammiriamo in modo smisurato perché sono poeti al servizio della musica. Attualissimi, per nulla vintage.

Quanto vi pesa l’associazione a Battiato, Alice, Matia Bazar, Battisti?

Donato Dozzy: Sento un’affinità particolare con Battiato. Solo ora, a cinquant’anni, comincio a capire le sue scelte sonore più anarchiche negli anni della sperimentazione. A un certo punto è come se avesse detto: “Guardate che se voglio faccio musica pop”. Io non so cantare né scrivere testi, per fortuna ci pensa Andrea!

Eva Geist: Mi porto gli anni Ottanta già dai tempi dell’EP Le Rose (disponibile su Bandcamp, ndr). Nietzsche e Heidegger dicevano che è la tradizione da cui si proviene a proiettarci in avanti. Ma spero che questo disco proponga anche un linguaggio nuovo, più tecnologico.

Andreste a Sanremo?

EG: L’ultima edizione del festival è stata l’emblema del decadimento mediatico. Però, se accadesse in maniera spontanea, non lo escluderei. Magari con una performance spiazzante.

DD: Se capitasse, potremmo tentare un cambiamento dall’interno. Arrivare ai cuori del pubblico italiano con una label tedesca è anomalo. Farlo attraverso un sistema istituzionale sarebbe una piccola rivoluzione.

 

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