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INTERVISTA | River Into Lake il nuovo progetto di Boris Gronemberger

E’ uscito The Crossing, nuovo EP di River Into Lake, gruppo indie pop di stanza a Bruxelles capitanato da Boris Gronemberger. L’abbiamo intervistato ed ecco cosa ci ha raccontato

Ciao Boris Gronemberger e benvenuto su Blog della Musica, innanzitutto puoi presentare il tuo progetto River Into Lake ai nostri lettori?
River Into Lake
rappresenta la continuità del mio progetto V.O., una band indie-pop di Bruxelles che riunisce una manciata di amici di vecchia data che amano passare del tempo insieme e fare musica. Due anni fa si è trasformata in River Into Lake, appena prima dell’uscita del nostro primo disco Let the Beast out.

Ho deciso di cambiare il nome perché volevo dare un nuovo inizio al progetto. Definirei la nostra musica come un mix tra synth pop, rock anni ’70 e jazz.

Come mai hai scelto questo nome?
Ho scelto questo nome perché è un tributo ad una precedente band in cui suonavo che si chiamava Raymondo e il cui ultimo disco s’intitolava River into Lake. Mi piaceva l’immagine in cui qualcosa di piccolo possa riempire o nutrire qualcosa di più grande.

E’ un modo di vivere che provo a seguire, un modo per cercare di ricordarsi che siamo tutti parte di qualcosa di più grande di noi, come la Natura o l’Universo.

Il 4 Dicembre è uscito il tuo nuovo EP “The Crossing”. Di cosa tratta? Ci puoi dire qualcosa su questo disco?
L’Ep parla principalmente delle mie sensazioni riguardo questo strano ma bellissimo mondo in cui viviamo. Senza voler dare alcuna lezione, ho solo provato ad esprimere i miei pensieri, le mie reazioni a questo difficile periodo di ansia. E’ un disco sul credere nell’innocenza e nella speranza, come forza per andare avanti, invece che restare bloccati dalla paura.

Nonostante le tematiche pesanti come la perdita di cari amici, la paura verso la direzione che il mondo sta prendendo, ho provato a mettere speranza e luce nella musica. “The Crossing” è quel momento in cui decidi di fare qualcosa senza essere sicuro che funzionerà, è come quando ti butti nell’acqua per la primissima volta.

Quali sono le tue principali influenze musicali?
In questo periodo ho ascoltato molto i Pink Floyd, specialmente i dischi DSOTM, Wish you were here e Animals. Sono alcune delle principali ragioni per cui ho deciso di essere un musicista e sono sempre stati una grandissima ispirazione per me.

Ho ascoltato spesso anche i Beak, amo il loro suono a la loro semplicità unita a momenti dark sperimentali.

Come è cambiata la tua vita da musicista ai tempi del Covid?
Durata la prima ondata ero completamente scioccato e a terra, come chiunque, credo. Avevo appena iniziato un tour di supporto ad Agnes Obel e dopo solo 6 date sono dovuto tornare a a casa. Tutto finito.

Ci sono voluti 2 mesi per tornare a suonare musica e realizzare che dovevo continuare a scrivere. Così ho colto l’occasione di finire l’ep, sfruttando la situazione in mio favore. Avevo tutto il tempo per farlo. Inoltre sono stato coinvolto in altri progetti, come la scrittura della colonna sonora di un’opera teatrale.

Sono stato molto impegnato dalla fine di Giugno, passando da un progetto all’altro. In qualche modo mi sento fortunato e felice ad avercela fatta a superare questo periodo così deprimente.

 

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