📻 Live ERS

Mathame, tra gli artisti italiani al momento più di successo nel panorama internazionale, raccontano su EDM Radio Suisse il loro universo, tra passioni non convenzionali e nuovi progetti.

I Mathame nell’ultimo anno hanno decisamente cambiato il passo di marcia. Due ragazzi cresciuti tra la fredda Bergamo e l’Etna in Sicilia, che oggi figurano tra gli artisti più richiesti al  mondo.

Ogni tanto è necessario uno sforzo: quello di leggere oltre i numeri, le collaborazioni, i sillogismi elementari. Se uno ascolta una produzione dei Mathame la sente toccare la propria sfera emozionale. Ma dietro la costruzione di tracce che navigano tra la techno e suggestioni più progressive, c’è un mondo.

Un mondo, che al contrario forse di altri, ha radici complesse e variegate. Che affonda la sua natura e la sua evoluzione in sound contrastanti, in visioni apparentemente diverse ma che collimano perfettamente all’interno dell’universo Mathame. Un universo interessante, pieno di vita, di emozioni, di sensazioni

Un prodotto, anche se non ci piace troppo chiamarlo così, confezionato tra consapevolezze e conoscenze. I Mathame odiano chiamare sfondo il loro vissuto musicale poichè risulterebbe una definizione che porta come premessa una stratificazione e loro si sentono perfettamente un tutt’uno con ciò che compongono.

Il loro è un preciso processo compositivo, regolato e suggestionato da quello che hanno masticato per anni. Tra cinematografia, musica, radio, paesaggi. Un rullino di scatti , che trova raggiungimento ultimo nell’atto compositivo. Un atto che porta in se la ricerca, la cura di ogni minimo dettaglio.

Il risultato non è mai dozzinale, scontato o omologato. Motivo per cui dall’Etna, luogo sicuramente lontano dai club e dalle grandi capitali, hanno annullato ogni distanza fisica. Quasi subito si sono ritrovati a suonare nei contesti più importanti per la musica elettronica, consacrando ulteriormente il loro successo.

Un sound personale che è denso di tutto ciò che i Mathame sono sia come artisti musicali, che umanamente. L’ultimo lavoro è stato il remix di “Breath” , traccia al pianoforte del compositore e pianista italiano Alessandro Martire che esce questo 16 aprile.

La composizione contenuta nell’album prodotto da Carosello “Share the World” del giovane compositore comasco è stata reinterpretata dai Mathame. La versione nuova parte dallo sviluppo armonico e compositivo della traccia originale, contaminandola con il proprio stile.

Su Parkett abbiamo voluto sentire come la pensano su tanti temi, ma soprattutto abbiamo voluto indagare su tutto quello che c’è dietro i due ragazzi italiani, che al momento sono tra gli artisti che riescono ad abbracciare un pubblico eterogeneo per nazionalità e provenienza musicale.

Ciao! Benvenuti su EDM Radio Suisse. Il progetto Mathame nasce da due fratelli con un’importante differenza d’età. Quanto questa differenza ha inciso nel modo in cui vi siete approcciati alla musica?

M: Ciao, possiamo dire che è alle fondamenta di tutto il progetto. Questa inusuale differenza di età fa in modo che la mia esperienza possa incontrare la freschezza di John (fra di loro si nominano “John”, ndr). Quindi ci permette di approcciare la musica tentando sempre una sintesi. Questo rende le cose più difficili, è vero, ma rende il processo ogni volta unico e dai risultati inaspettati ma soprattutto faticoso perché ogni volta entrambi usciamo dalla nostra comfort zone.

A: Si, ogni scelta musicale, dal suono di un rullante alle esatte parole da usare in un post, passa attraverso una revisione talvolta aspra, talvolta più fluida ma sempre con la regola di soddisfare entrambi. Ovviamente in ogni scelta, una così larga differenza d’età si sente eccome.

So che avete due genitori appassionati di musica, che hanno anche gestito una radio. Qual è il vostro background musicale e che generi ascoltate o avete ascoltato in passato oltre all’elettronica e sono tutt’oggi fondamentali per comporre la musica dei Mathame?

M: Mi sentirei di dire quasi che non mi piace parlare di background musicale, perché non è uno sfondo, è piuttosto un elemento vitale, vivo, e dunque non un semplice sfondo. Quest’“aria” musicale è un qualcosa che si attacca al tempo e allo spazio in cui ci troviamo di volta in volta. Penso, ad esempio, a quando ero piccolo, ascoltavo solo i vinili dei miei genitori, che erano per lo più Beethoven e qualche altro compositore, come Grieg o Ravel.

Inoltre i miei genitori, prima che nascessi, avevano condotto una radio rock , Radio taxi, 105.5, negli anni ’80. Crescendo, quindi, mi trovavo a sentire random le cassettine MC90 della radio, dai Pink Floyd ai Joy Division, dai King Crimson ai Tangerine Dream. Poi scoprii la progressive dance, l’hardcore, la techno, di cui mi piaceva la
radicalità (vivevamo vicini al Number One di Brescia, al Dylan e al Fluid, locali storici techno e house che han fatto la storia del movimento club del Nord Italia). Anche se il primo amore o meglio il principale stimolo per fare musica arrivò al liceo, con il rap e l’hip hop.

Sai, dipingevo, e la mia tag era “Necto”, ma ero piuttosto scarso e così iniziai a mixare i vinili per i bboy durante le jam. Da lì, ad acquistare un alai s950, il passo fu breve ed iniziai con i primi beat per i gruppi locali. Il colpo di fulmine però arrivò definitivamente sulla pista del Fluid, lo ricordo ancora. Satoshi Tomiie in consolle, suonò “Closer to me” di Chab ft JD Davis. Ho pensato che mi sarebbe piaciuto produrre qualcosa di simile.

Iniziai a suonare nei club della mia città (Bolgia, Fluid). Ero instancabile nella ricerca e arrivai presto a Warp Records con tutta la sua estetica, che ancora oggi mi attira e respinge allo stesso tempo, il resto ad maiora. Ultimamente quando scelgo di ascoltare qualcosa per piacere e non per lavoro, ascolto sempre musica classica. Ok ora basta altrimenti scrivo un libro.

A: Come ha già detto John, background risulta un termine riduttivo, talmente viviamo immersi nel liquido musicale. Tempo fa, da ragazzino posso dirvi che ho iniziato molto presto a studiare la storia della musica che è sempre circolata in famiglia, da Tchaikovskij a Klaus Schulze, dai Queen a Tupac, dagli X Japan fino ai Sigur Rós. Ascoltavo davvero qualsiasi cosa mi capitava sotto mano.

Mi ricordo questo aneddoto di quando avevo 14 anni. Ho aperto una pagina Facebook in cui postavo ogni giorno un pezzo elettronico e dicevo la mia opinione, prendendo spunto dalle riflessioni che leggevo su Onda rock. Parlavo di Alva Noto, Boards of Canada ,Vangelis ,Kraftwerk ,Chemical brothers etc, ahimè quella pagina non esiste più, mi sarebbe piaciuto poter rileggere le impressioni che avevo 10 anni fa. Per quanto riguarda i nostri genitori, si, assolutamente ci hanno influenzato tantissimo la loro cultura e il loro amore per la musica.

Un momento che credo sia stato centrale nella vostra carriera è stato quello in cui siete entrati in contatto con i Tale of Us. Come vi siete conosciuti?

M: Erano i tempi di Life and Death, vivevamo sull’Etna, nell’agriturismo di famiglia. Quando decidemmo di iniziare l’avventura Mathame ci fu subito chiaro che la musica più interessante, fresca ed innovativa venisse dal lavoro che facevano in Life and Death. Ammiravamo la qualità ma soprattutto la sincerità che traspariva dai pezzi di Matteo e Carmine, così come di Ale e Fede(Mind Against), e la profondità dei loro dj set, mai scontati.

Così iniziammo a mandare loro demo, su demo, costantemente e con consistenza. Le cose iniziavano a suonare come dovevano, riuscivamo a capire cosa dovevamo fare. Sai all’inizio non è cosi facile. Così decidemmo di incontrarci, se non ricordo male all’ ADE 2017.

A: Da li in poi, rimanemmo in contatto e nacque Afterlife, con la quale lavorammo già dal secondo ROC. Poi fu solo questione di aspettare la musica giusta, che arrivò con il primo Ep. Fu abbastanza sconvolgente sia scrivere che produrre quel pezzo. Matteo e Carmine credettero in noi fin dal primo minuto. Dobbiamo molto a entrambi.

“Nothing Around Us” credo sia stato un punto che ha segnato un passaggio di qualità. Com’è nata?

M: Esatto, in realtà nasce in circa 4 minuti. Un giro di accordi, Lyke era in studio con noi, fece una prova a vuoto con la voce (che al tempo era un’eresia, nel nostro genere). Un foglio con una penna, e scrissi quelle 4 righe che ora sanno d’estate pensando all’amore che avevo appena trovato. Fu quasi automatico. Ame entrò in studio dicendo ‘fermi tutti, qui, abbiamo una bomba’. Aveva ragione. Seguirono circa 60 remix diversi in circa 2 mesi prima della versione definitiva.

A: Mi ricordo che mandai una primissima versione a Matteo che suonò durante un festival in Portogallo, mi scrisse uno dei più bei feedback della storia. Ma il salto arrivò durante l’ Off week chiusura con NAU. In quel momento capimmo che sarebbe cambiato qualcosa.

“Skywalking” è il singolo che ha segnato sicuramente un  altro punto fondamentale nella vostra carriera. Vorrei capire com’è nato e che momento rappresenta nella vostra evoluzione discografica.

M-A: Totalmente d’accordo. È nato in un periodo in cui era difficile uscire da un tunnel compositivo che si stava reiterando e abbiamo avuto un intuizione tecnica, anche piuttosto semplice, che ora è veramente ovunque nel nostro genere e ha prodotto decine e decine di , generalmente, brutte copie. Era l estate di NAU e lavoravamo ad un gruppo di tracce che ruotavano attorno alla stessa intuizione , prima di arrivare alla pulizia e al minimalismo di Skywalking. Quando è arrivata, non l’abbiamo più toccata, l’ultimo mix era già quello che cercavamo.  Rappresenta sicuramente un consolidamento e un fondamento di tutto il nostro suono, che si chiarifica: spingere i limiti espressivi delle macchine, soprattutto in termini ritmico – timbrici o del digitale per comunicare emozioni attraverso l’elettronica in maniera più umana e naturale, restando accessibile e immediata.

La vostra proposta musicale abbatte le barriere dei generi, rappresentando una generazione in cui non ci si vuole autolimitare dentro un campo ristretto. In queste linee sfumate, la vostra identità musicale come si colloca e dove vuole stare?

M – A: Ti risponderemo con 2 lettere: ET, Emotional Techno. Ma techno non è inteso come genere ma come attitudine. Un’attitudine alla tecnologia, alle sue potenzialità creative che vanno ben oltre la cassa dritta ed il drop. Molti altri l’hanno capito da Underworld Chemical Brothers, ai Daft Punk, ai Prodigy, a Moderat. Per esempio guarda i Depeche Mode, non facevano forse una proto-techno emozionale?

Qual’ è la relazione che lega il vostro suono marchio di fabbrica e il processo di composizione di una traccia in studio?

M: Amore ed odio. Tante volte, cerchiamo di scappare dal suono comfort, altre volte ci torniamo come una casa calda e confortevole. Alcune volte sentiamo che ne abbiamo bisogno, altre che forse abbiamo trovato qualcosa che può essere affiancato. Sta tutto nell’ emozione della traccia. Come ti dicevo, il processo è lungo e combattuto. Il nostro suono sta passando delle fasi di auto calibrazione e affinamento, nonché di test espressivi.
Dobbiamo ancora lavorare molto.

A: Posso dire che la principale motivazione di un suono cosi distintivo, che siamo riusciti a raggiungere, sta nel fatto di esserci posti delle regole in produzione e non aver mai ceduto alla tentazione di uscire da esse.

Avete collaborato anche con realtà cinematografiche, come nel caso delle collaborazioni con Frammartino e Zonta. Com’è stata quest’esperienza da un punto di vista formativo e che rapporto avete col cinema?

M: Le collaborazioni con Frammartino e Zonta sono da considerare pre-Mathame, fanno parte del mio passato di studi di cinema e media alla Nuova Accademia di Belle arti di Milano. Sono state esperienze che mi hanno permesso di consolidare la capacità di raccontare storie in maniera anche non convenzionale, per esempio, con Frammartino resi protagonista di un cortometraggio un vitellino in una fattoria, e con Zonta, un documentario di realtà-fantascienza sulle migrazioni, girato fra Lampedusa e Milano.

Ma ad oggi  la musica Mathame non ha ancora un videoclip ufficiale, perché per noi è un tassello troppo importante, che arriverà al momento giusto. Detto ciò, ogni cosa che scriviamo o componiamo è figlia di un’immagine, una scena, anche cinematografica.

A: Io ero ancora nella fase conservatoriale in quel periodo, sono cresciuto a serate a vedere Pasolini e Tarkovskij mentre Matteo occupava la tv. Per intenderci la mia tesina di terza media era intitolata “Le avanguardie del cinema russo nella seconda meta del ‘900”, ho detto tutto.

Il remix di “Breath” per Alessandro Martire è un’ulteriore dimostrazione della vostra visione musicale aperta e lungimirante. Com’è nata questa collaborazione e che tipo di approccio avete avuto alla traccia originale?

M-A: Breath è stata un colpo di fulmine , la collaborazione con Alessandro è frutto di stima reciproca. Non appena ascoltato il pezzo ci siamo resi conto di quanto fosse vibrante, vibrava come una corda e aveva una tensione dolce che ti portava con un sorriso malinconico verso il climax. Il nostro approccio è stato proprio quello di mantenere quel sorriso malinconico, quell’aria , visualizzando  il tema principale come se fosse una corda che vibra al respiro. La licenza ,diciamo , ” poetica ” che ci siamo presi rispetto alle nostre regole è stata aggiungere dei vocalizzi quasi soul nel bridge che ci permettevano di amplificare e dare profondità  a quell’emozione da sorriso malinconico che ha guidato tutto.

Siete un “Italian Affair” nel senso che siete uno dei nomi più celebri del panorama italiano nell’elettronica. In cosa vi sentite Italiani e in cosa pensate pecchi l’Italia dal punto di vista della club culture?

M: Siamo Italiani nel nostro cercare soluzioni non convenzionali ai problemi, che siano di natura compositiva o altro, quella cosa che solo chi è italiano può capire.

A: L’Italia, nelle istituzioni, rispetto agli altri paesi che abbiamo visto non considera la club culture una Cultura con la C maiuscola, ma una decorazione alla vita giovanile o al massimo uno svago non necessario per persone ‘liminali’. Mentre invece in Italia meriteremmo eccome quella C perché ci sono realtà pionieristiche, consolidate, coerenti e consistenti, realtà che con la loro coerenza istillano nei giovani un messaggio urgente e importante di libertà, tolleranza e amore, realtà che farebbero impallidire situazioni estere ben più blasonate.

Se solo ci fosse il giusto dialogo con le istituzioni, che oggi purtroppo, ca va sans dire, non c’è. Forse dopo questo periodo ne abbiamo capito l’importanza e ci sarà un rinascimento, mi auguro.

I vostri set spaziano tra vari generi. I Mathame come costruiscono il dj set a seconda delle diverse situazioni?

M: Abbiamo una sorta di scheletro a seconda della stagione, delle nuove release, e da quello, sviluppiamo un discorso in base al paese, al luogo in cui suoniamo. Abbiamo un approccio quasi da live, con lunghe pause e passaggi non convenzionali fra i pezzi. Cerchiamo l’interazione con la pista mediamente con più frequenza rispetto ai nostri colleghi.

A: Sicuramente in base a dove siamo cerchiamo di costruire lo show migliore e più sensato possibile anche in concomitanza con ciò che accade. Per esempio al set a Città del Messico per Cercle abbiamo iniziato con un edit di NAU con in sottofondo il suono delle pale di un elicottero proprio perché eravamo su un eliporto. Cerchiamo di interagire anche con il luogo in cui siamo ecco.

In quest’epoca è molto più facile lo scambio e la possibilità di interagire con persone fisicamente lontane. Con quali artisti vi piacerebbe collaborare in futuro?

M: Mi piacerebbe collaborare con Brian EnoJon Hopkins e Max Richter, tre giganti. Al di fuori della musica, lo Studio Gainax, per scrivere insieme un anime.

A:Beh, domanda facile insomma. Sicuramente non è ancora svanito il mio sogno di lavorare con Homem o Thomas (Daft), posso dire che oggi come oggi mi piacerebbe lavorare anche con Ludwig Goransson, con Jonsi dei Sigur Ros e sicuramente Lisa Gerrard.

In questo periodo di stallo con uno stop dei live avete avuto più tempo per produrre. Come avete lavorato in questo periodo e cosa dobbiamo aspettarci prossimamente dai Mathame?

M: Credo di poterlo dire, abbiamo scritto il nostro primo vero album. Non sappiamo ancora quale sarà la sua forma finale, ma abbiamo iniziato questo processo magico a Tulum nel 2020, passando per Mykonos nell’ottobre 2020 e ora siamo in dirittura d’arrivo sulla scrittura.

A: Oltre a questo ci siamo dedicati a diversi remix, A breve uscirà un remix a cui teniamo molto, “Breath” per Alessandro Martire, pianista italiano, su Carosello, etichetta indie italiana fra le più importanti a livello internazionale.

Se doveste scegliere un evento o un festival che avete dovuto saltare e a cui tenevate in maniera particolare durante quest’anno di pandemia quale scegliereste?

M: Troppo difficile dirlo, mi è mancato tutto, davvero tutto. Non c’è un nome in particolare.

A: Quello che attendeva la persona che sta leggendo ora.

Ultima domanda. Come valutate la situazione di ripresa post pandemia e come vedete un eventuale ritorno alla night-life?

M: Sicuramente ci sarà un periodo di limbo in cui aleggerà ancora un velo di paura ma piano piano le cose miglioreranno, fino ad un vero e proprio rinascimento. La storia lo insegna, dopo un periodo buio c’è sempre la luce. Ed io sono un inguaribile ottimista.
A: Spero vivamente di poter mostrare a tutti quello a cui abbiamo lavorato per un anno intero il prima possibile. Ci rialzeremo più forti di prima.

 

Rispondi

Noi di EDM Radio Suisse aiutiamo i bambini in difficoltà.

Visite

  • 4.711 dal 06.11.2020 a oggi.
Translate »

ERS

Install
×
×

Ciao amici,

raccontateci chi siete, i vostri sogni, cosa fate, come vi sentite, dove siete, fateci ridere, riflettere, piangere, ecc... insomma, scrivete quello che volete!😜

Potete anche mandarci i vostri fantastici pezzi, li valutiamo e se fanno al caso nostro li trasmetteremo con piacere in radio.

Attendiamo con entusiasmo e impazienza i vostri messaggi.

A presto...ERS.👐

Chat aperta da lunedì a sabato, dalle ore 10 alle ore 18.

Mail: info@edmradiosuisse.com

×
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: